La malva è una di quelle piante che tutti conoscono.
La tisana di malva accompagna da generazioni mal di gola, piccoli fastidi gastrointestinali e intestino pigro, tanto da essere diventata quasi sinonimo di “rimedio delicato”.
Eppure esiste un dettaglio che spesso sfugge: la malva dà il meglio di sé non con l’acqua bollente, ma con il freddo.
Il motivo ha a che fare con uno dei suoi gruppi di composti più interessanti: le mucillagini.
Cosa sono le mucillagini?
Le mucillagini sono polisaccaridi ad alto peso molecolare presenti in numerose piante medicinali e semi, tra cui:
- malva (Malva sylvestris)
- altea (Althaea officinalis)
- piantaggine (Plantago spp.)
- semi di lino (Linum usitatissimum)
Quando vengono a contatto con l’acqua assorbono grandi quantità di liquido formando soluzioni viscose e morbide.
È proprio questa caratteristica a spiegare molte delle loro proprietà tradizionali.
Le mucillagini infatti svolgono un’azione:
- emolliente;
- filmogena;
- protettiva delle mucose;
- regolatrice del transito intestinale.
Possono inoltre contribuire a rallentare l’assorbimento di zuccheri e grassi grazie alla formazione di gel viscosi nel lume intestinale.
Perché il calore non è il loro migliore alleato?
Qui arriva il punto meno conosciuto.
Le mucillagini sono molecole molto grandi costituite da lunghe catene di zuccheri legati tra loro.
L’esposizione prolungata al calore in ambiente acquoso può favorire l’idrolisi di parte dei legami glicosidici che tengono unite queste catene.
In pratica le molecole si frammentano progressivamente.
Questo non significa che la malva calda diventi inutile, ma che si perde parte di quelle caratteristiche viscosità e capacità protettive che rendono le mucillagini così interessanti dal punto di vista fitoterapico.
Se il nostro obiettivo è sfruttare soprattutto la componente mucillaginosa, esiste quindi una strategia migliore.
La macerazione a freddo: il metodo d’elezione
Per ottenere un estratto ricco di mucillagini la preparazione ideale è la macerazione a freddo.
Occorrente
- 5 cucchiai di malva essiccata (foglie e fiori)
- 1 litro di acqua
- un contenitore coperto
Procedimento
- Versa la malva nell’acqua a temperatura ambiente.
- Lascia macerare per 8-12 ore.
- Filtra accuratamente.
- Conserva in frigorifero e consuma entro la giornata.
Durante i mesi più caldi può essere preferibile utilizzare direttamente acqua refrigerata per limitare la proliferazione microbica durante la macerazione.
Io di solito la preparo dopo cena e la filtro la mattina successiva.
Dato che la malva è fantastica per migliorare il transito intestinale, l’ideale è berne un bicchiere la mattina a stomaco vuoto e uno la sera prima di andare a dormire.
Quindi la tisana calda di malva è sbagliata?
Assolutamente no.
L’acqua calda continua a estrarre efficacemente molti altri componenti del fitocomplesso della malva, tra cui:
- flavonoidi;
- tannini;
- antociani.
Inoltre, quando la malva viene inserita all’interno di una miscela con altre piante medicinali, l’infusione calda rappresenta spesso il compromesso più sensato per ottenere un’estrazione equilibrata dell’intero fitocomplesso.
In questi casi la riduzione della quota di mucillagini viene compensata dall’estrazione di altri composti bioattivi, sia della malva sia delle altre specie presenti nella formulazione.
In fitoterapia il metodo di estrazione è parte del rimedio
Spesso ci concentriamo sulla scelta della pianta giusta e dimentichiamo una parte fondamentale del processo: come la prepariamo.
La stessa pianta può dare risultati molto diversi a seconda del solvente utilizzato, della temperatura e del tempo di estrazione.
La malva ce lo ricorda molto bene: a volte il segreto non è scegliere una pianta diversa ma è semplicemente imparare ad ascoltare ciò di cui quella pianta ha bisogno per raccontare il meglio di sé.
Un caro saluto,
Irene 🍃