🤍 Pensi di conoscere la camomilla? 5 cose che non ti aspetti

“È solo camomilla.”

Probabilmente è una delle piante più sottovalutate dell’erboristeria.

La consideriamo la pianta della nonna, il rimedio banale per eccellenza, la bustina gialla dimenticata in fondo alla credenza, la tisana che si beve prima di andare a dormire e di cui non vale la pena parlare troppo.

Eppure la verità è che quasi nessuno conosce davvero la camomilla.

Dietro quei piccoli capolini bianchi e gialli si nascondono migliaia di anni di storia, una botanica sorprendente e una chimica molto più complessa di quanto si possa immaginare.

Forse, come accade spesso con le cose che diamo per scontate, basta cambiare prospettiva per accorgersi che un semplice ciuffo d’erba può nascondere un intero viaggio inaspettato.

 

  1. La camomilla ha alle spalle migliaia di anni di storia

Molto prima di diventare la bevanda della sera, la camomilla era già una pianta apprezzata dalle grandi civiltà del Mediterraneo.

Gli antichi Egizi la utilizzavano come rimedio contro la febbre e la consideravano una pianta associata al sole e alle sue proprietà benefiche.

Greci e Romani la impiegavano soprattutto per i disturbi digestivi e gastrointestinali, oltre che per preparazioni lenitive e calmanti.

La sua storia, insomma, non nasce in cucina accanto ai biscotti della nonna ma attraversa templi, giardini medicinali e secoli di medicina tradizionale.

 

  1. Quello che chiamiamo “fiore” in realtà non è un fiore

La maggior parte delle persone immagina la camomilla come un piccolo fiore bianco con il centro giallo.

Dal punto di vista botanico, però, la realtà è più interessante.

Quello che raccogliamo e utilizziamo si chiama capolino: una struttura composta da moltissimi piccoli fiori riuniti insieme.

Al centro troviamo i fiori gialli tubulosi.

Sulla periferia si trovano invece i caratteristici fiori bianchi ligulati, quelli che sembrano i petali.

In altre parole, ciò che appare come un unico fiore è in realtà una piccola comunità vegetale organizzata in uno spazio minuscolo.

Un intero condominio di fiori racchiuso in pochi centimetri.

  1. La vera camomilla non sa di biscotto alla vaniglia

L’aroma dolce e rassicurante a cui siamo abituati deriva spesso da miscele commerciali, aromatizzazioni o semplicemente dal modo in cui il nostro cervello associa il profumo della camomilla ai ricordi dell’infanzia.

E, ovviamente, da quello che il nostro naso percepisce prima che la camomilla tocchi l’acqua calda.

Infatti, una buona camomilla preparata correttamente, presenta spesso note molto diverse:

  • erbacee;
  • floreali;
  • leggermente amarognole;
  • talvolta sorprendentemente simili alla mela secca.

Non a caso il nome botanico Matricaria chamomilla deriva dal greco chamaimelon, cioè “mela di terra”, proprio per il suo profumo caratteristico.

Anche il gusto, quindi, racconta una storia più complessa di quella che siamo abituati a immaginare.

 

  1. Cinque minuti di infusione non bastano

Molti preparano la camomilla lasciando il filtro in acqua per tre o quattro minuti.

Dal punto di vista fitoterapico, però, questo tempo è spesso insufficiente.

Per estrarre una quantità significativa di flavonoidi e polisaccaridi è necessario prolungare l’infusione fino ad almeno quindici minuti, mantenendo il recipiente coperto per limitare la dispersione dei composti aromatici più volatili.

Esiste poi un piccolo segreto conosciuto da molti erboristi: per i disturbi gastrointestinali il decotto può risultare particolarmente interessante, perché favorisce l’estrazione di alcune sostanze ad azione lenitiva sulle mucose.

Naturalmente modalità di preparazione differenti possono modificare composizione e caratteristiche del preparato finale.

 

  1. La camomilla non serve soltanto per dormire

Questa è probabilmente la convinzione più diffusa e, allo stesso tempo, la più riduttiva.

L’effetto rilassante della camomilla è attribuito soprattutto all’apigenina, un flavonoide capace di interagire con il sistema GABAergico, coinvolto nei meccanismi fisiologici del rilassamento.

La camomilla favorisce quindi uno stato di distensione generale che può facilitare il sonno, pur non essendo un vero e proprio ipnotico.

In alcune persone particolarmente sensibili può addirittura verificarsi il cosiddetto effetto paradosso, con una lieve sensazione di attivazione anziché di sonnolenza.

Ma il sonno rappresenta soltanto una parte della storia.

Tradizionalmente la camomilla viene utilizzata anche per:

  • favorire il benessere gastrointestinale;
  • alleviare la sensazione di tensione addominale;
  • sostenere il rilassamento generale dell’organismo;
  • dolori mestruali;
  • lenire pelle irritata e arrossamenti lievi;
  • preparare impacchi per occhi stanchi e affaticati.

La “tisana della buonanotte” nasconde quindi una versatilità sorprendente.

 

La semplicità non è mai banalità

Forse il vero insegnamento della camomilla non riguarda soltanto la fitoterapia.

Riguarda il nostro modo di guardare le cose.

Le piante più antiche e preziose raramente crescono nei giardini dei re.

Preferiscono spesso i sentieri polverosi, i margini dei campi, gli angoli dimenticati dove soltanto chi rallenta abbastanza riesce a notarle.

La camomilla è così.

Ci ricorda che la semplicità non coincide mai con la banalità e che le cose che crediamo di conoscere meglio sono spesso quelle che abbiamo osservato meno attentamente.

Chi avrebbe mai detto che un viaggio inaspettato potesse iniziare da un piccolo e disordinato ciuffo di camomilla? 💛🤍

 

Un caro saluto,
Irene 🍃

Irene Lanfranchi

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are makes.